“Fuelpoverty”, la precarietà energetica nei Paesi sviluppati

In Italia si parla pochissimo dellafuelpoverty, ossia la povertà indotta dalle spese per l’energia che, insieme alla crisi, ha colpito non poche persone. Si potrebbe tradurre in “precarietà energetica”, definizione che indica la difficoltà delle famiglie nei Paesi economicamente avanzati ad accedere a servizi essenziali, come quelli dell’elettricità e del gas, a causa dei costi troppo elevati.

Si possono considerare nello stato di povertà energetica tutte le famiglie che spendono più del 10% del proprio reddito per poter “consumare” energia: secondo l’Istat in totale è l’8% della popolazione a essere a rischio, ovvero circa 4,4 milioni di italiani per cui una spesa imprevista o l’aumento di una tariffa può rappresentare un serio ostacolo alla vita familiare.
La fuelpoverty colpisce le fasce di popolazione più deboli, come pensionati, lavoratori precari, cassaintegrati, giovani disoccupati e le aree territoriali più svantaggiate come il Mezzogiorno. E il fenomeno è in aumento, visto che ogni anno crescono le famiglie morose che ricevono la minaccia di sospensione delle forniture. In Italia, nonostante l’evidenza del problema, questo fenomeno resta silenzioso se si confronta con Paesi come la Scozia dove, oltre a conoscerlo da alcuni anni, si stanno organizzando comunità energetiche dal basso per sviluppare in proprio la produzione energetica da fonti rinnovabili anche e soprattutto per combattere la fuelpoverty che in quei territori ha un peso notevole, visto che il 25% dei redditi medio-bassi viene speso per le bollette energetiche.
Nel nostro Paese dal 2009 è stato introdotto il bonus elettrico e gas, al momento lo strumento principale per contrastare il problema che da solo però, nonostante venga erogato a circa un milione di persone, non basta: nel 2013, ad esempio, solo il 34% degli aventi diritto al bonus elettrico e il 27% degli aventi diritto al bonus gas li hanno utilizzati, mentre meno della metà di coloro che ne hanno usufruito il primo anno ha rinnovato la domanda nell’anno successivo. Si tratta di dati da cui emerge che meno della metà della entità complessiva del bonus è stato erogato alla platea delle potenziali famiglie aventi diritto ed è estremamente limitato il numero di quelle che, pur avendo diritto al bonus, lo richiedono effettivamente. Ciò è legato a diversi fattori, comel’ignoranza del meccanismo, il non voler ammettere di essere poveri e la complessità della domanda per l’accesso.
E’ necessaria un’attenta revisione delle condizioni di reddito per l’accesso, soprattutto alla luce dell’aggravamento delle condizioni di povertà delle famiglie causato in questi ultimi anni dalla crisi, ed è indispensabile una semplificazione nelle modalità di fruizione. Una ulteriore riflessione dovrebbe essere quella di utilizzare sia l’efficienza energetica sia le rinnovabili per combattere la fuelpoverty, ma sotto questo profilo la strada è ancora lunga.

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